Taiki è genialmente adorabile: questo è ciò che trapela tra le righe personali e soggettive riproposte su questo diario di bordo. "Sapresti dirmi che strada devo prendere?" raccoglie gli appunti di vita di chi effettivamente si trova al bivio, una penna giovane su di un foglio giovane, entrambi decisamente promettenti nella presentazione matura ed efficace delle loro potenzialità. Il tema particolarmente egocentrico costituisce in qualche modo l'anello debole della catena, andando ad influire pericolosamente anche sulla scrittura, con cadenze monotone di descrizione ad elenco degli eventi; allo stesso tempo, l'insistenza sul proprio io contribuisce a far luce sul caratteristico autore/autorevolmente personaggio e, alla fin fine, è essa stessa che dà rilevanza al soggetto virtuale. Il linguaggio scorre ed è ricco di sorprese, con interventi ironici e taglienti, inaspettatamente illuminanti; l'ausilio del linguaggio visivo si fa ben sentire attraverso le immagini (quasi esclusivamente di Wentworth Miller [altrimenti detto La Perfezione]) ed i video che, oltre a proporre ulteriori chicche, colorano e ravvivano l'ambiente, incastonati in un template che non è chiarissimo nella sua impostazione a tre colonne: un po' dispersivo, esso riesce ad ogni modo a vestirsi del magico mondo delle meraviglie, tanto caro a Taiki e a costituire un aggiuntivo elemento caratterizzante. Il blog si rivela infine essere una piacevole lettura, leggera nella sua natura quasi spensierata, ma per nulla banale nella costruzione degli argomenti, presentati in maniera tale da apparire attraenti all'occhio sconociuto che li scruta e che facilmente si abbandonerà alla curiosità o alla simpatia magistralmente destate con una semplicità e sincerità di fondo, fortemente vincenti nel risultato finale. Una risata, un piccolo sorriso, fosse anche semplice bava dinanzi alle foto di Miller, tutta la macchina progettata attorno al mondo di Taiki è indubbiamente un ottimo ingegno di marketing per attirare pubblico a sè. La strada insomma la conosce molto bene: il tranello dell'informazione stradale è solo il solito vecchio trucco.
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What's up, Cazzimma? postato il 31/03/2008 alle 09:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Cazzimma è una donna difficile e richiede continue attenzioni, nessuna distrazione ed impegno costante. Al momento attuale non siamo nelle condizioni adatte a rispondere alle normali aspettative che un blog come questo comporta, ragion per cui ci prendiamo una piccola pausa, facciamo...di un mese? Ma sì. Dal 5 Maggio riprenderemo le pubblicazioni, ma le porteremo ad una più permissiva cadenza settimanale. Per ora riapriamo la possibilità di richiedere il nostro parere nell'apposito spazio; le richieste lasciate in data precedente a quella di oggi non verranno prese in considerazione per motivi di ordine pubblico; vi ricordiamo inoltre, che l'ultimo giorno utile per la sistemazione in lista sarà da considerarsi il 28 Luglio, perchè, aho! In vacanza ci andiamo pure noi, che vi credete? Tutto chiaro, allora? Pronti, partenza, via!
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Il Ratto di Sabina postato il 20/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
E' lui, l'unico ed inimitabile di Sabina il Ratto: eccentrico, ironico, originale, talvolta anche geniale, molto spesso banale, ma soprattutto sintetico, questione particolarmente affascinante per noi lettori della giovine mattina, insonnoliti e frettolosi, in cerca di rapidi sorrisi al sapore di caffè: il buon Ratto ha sempre qualche nuova chicca in serbo per gli affamati e propone con singolare consapevolezza un blog aggiornatissimo, di facile e veloce scorsa, assolutamente partecipativo, raramente personale e comunque estremamente delicato nell'esserlo, quelle rare volte che se ne sente la necessità. Il template, sereno variabile, è fondamentalmente semplice; chiaro e spazioso, si suddivide in due parti, in maniera indubbiamente comprensibile alla navigazione: i post e la colonna delle funzionalità, colorata con simpatici bottoncini personalizzati e banner burloni, che rendono un'aria volutamente sdrammatizzante allo spazio, per nulla dispersivo o sporcato dai numerosi ornamenti da solottino, illuminato nell'header da un'immagine in tinta con la stagione in corso e nelle varie scritture, accompagnate sempre - o quasi - dal supporto fotografico. Questo è l'angolino matto del Ratto: nessuna voglia di stupire con le parole, nessuna finalità impegnata; solo il desiderio di posare un volto di sè sulle pagine, in una modalità poco spontanea, studiata spesso per colpire il lettore o, forse, spontanea proprio in questa sua smodata leggerezza, che tira spesso fuori una risata insensata od un semplice "mah!", perplessità. Due parole, scarso uso della scrittura: è l'effetto che conta, passando dall'attualità, dalla notizia del giorno, commentata con sarcasmo e qualche doppio senso, alla quotidianità, mai troppo intima, sempre vissuta con l'ironia, che tiene vivo il blog, attivi i suoi lettori ed enfatica la festa...non si può certo dire che il tema risulti infine appassionante, certamente l'immediatezza e le poche pretese dei mezzi sono un ottimo invito a tornare: il senso del blog è chiaro, ciò che si cerca da esso anche, il massimo sfruttamento delle proprie potenzialità, finalizzate alla riuscita di un buon prodotto, più di tutto. Alla fin fine, una personalità chiara e potente emerge qui molto più incisivamente che in tanti diari espliciti e monotoni, grazie ad una scrittura criptica, ma continua e tenace, segno che qualcosa di buono e sincero è tangibile tra le righe volutamente oscure, segno pieno di una narrazione non-narrata, che riesce bene a raccontare, segno certo di "zona Cazzimmapproved".
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Marta's Boulevard postato il 17/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Marta dice di essere allegra e che per questo motivo anche il suo template policromatico si veste a tema: lo sfondo bianco su cui si poggiano le parole arcobaleno è ben addobbato con un'interessante metà header, guastata bruscamente da questi sbalzi, come dice lei, di felicità, che al cuore faranno bene, ma non agli occhi: l'estetica suddivisa in tre colonne è un po' confusionaria, tra personalizzazioni ingombranti e numerose voci ad irrompere, anche nello spazio dedicato ai post, così andando a creare un contesto poco chiaro per la navigazione e neanche così bello a vedersi, con tutti quei segnetti e quei cambi di colore nella scrittura. "Allegria portami via" è il motto adottato per il contesto, sebbene i contenuti non mantengano la promessa dell'ilarità assicurata. Il diario di kandrakar si presenta come mediamente pesante: la protagonista assoluta della trama è ovviamente lei con i suoi episodi di vita, importanti o meno, interessanti o no, spiaccicati su queste pagine, in maniera poco curata da un punto di vista espositivo, peccando nella considerazione data al lettore, praticamente pari a zero. Parlare di sè non è facile, spesso è utile soprattutto - o solo - a chi compie questa coraggiosa impresa; per poterlo fare pubblicamente, bisogna anche rendere se stessi una faccenda di molti, altrimenti gli occhi sulla nostra storia non cadranno mai con sincero, o quanto meno curioso, interesse; questo, ci pare, sia la mancanza più evidente del blog di kandrakar: l'incapacità di unire la voglia di scrivere con la natura pubblica (o quasi, insomma) delle proprie scritture. Ricapitolando, l'allegria ce la siamo persi per strada, ma la simpatia per una giovane scrittrice autobiografica si forma spontanea nel leggere le sue righe; certo, la periodicità di questo atto non è affatto assicurata, bisogna lavorarci su o arrendersi all'idea di un blog personale, nel senso più letterale del termine, che un'unica persona avrà sempre voglia di leggere: l'autrice.
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Un giorno credi postato il 13/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
L'uso del tempo presente nel titolo è quanto mai sorprendente, visto come l'intero blog sia infine scritto con singolare ed affascinante licenza narrativa, che conduce ogni azione al passato remoto, molto siculo e poco toscano, ma fondamentalmente (ed è poi ciò che ci interessa) efficace. Alsoit crede che il blog sia un diario, alsoit crede comunque che per poterlo mostrare al mondo, esso debba essere ben scritto, alsoit crede anche che noi lettori siamo tutti un po' ciecati e con caratteri stratosferici compila gli spazi su sfondo chiaro, color pesca e mela, ma soprattutto bianco, evidenziature varie poco belle a vedersi, qualche personalizzazione al lato ed immagini chiarificatrici ad accompagnare le scritture: tutto sommato una facile navigazione nella totale essenzialità estetica, più qualche spavento nel vedere lunghe stesure, poco sincere nel loro essere composte da abnormi simboli comunicativi, che sotto sotto ci piacciono: alla fin fine è vero che la vista non ci è sempre così cara! "Un giorno credi" è un bel blog senza dubbio: le capacità linguistiche e descrittive dell'autrice nel raccontarsi, con piccoli aneddoti o semplici riflessioni, colpiscono per il loro essere racchiuse sotto la forma di una narrazione continua, in cui ogni personaggio ha il suo nomignolo ed ogni luogo il suo ricordo; eppure, nella staticità dell'apparenza, ci si trova di tutto in queste pagine, come certamente si conviene alla tematica personale, capace più di tutte le altre di saltare di palo in frasca: certo bisogna pure saperlo fare e ad alsoit non si può rivolgere l'accusa di tal mancanza. Con capace ironia e solenne padronanza del linguaggio, le parentesi di vita vissuta (od anche solo pensata) si presentano colme d'interesse ed invitanti alla lettura, con la sola e piccola grande pecca del non-riepilogo delle puntate precedenti. Chi tardi arriva male alloggia: preso a metà percorso, del blog non ci si capisce niente. Ma verrà il giorno, ella promette, che tutti crederemo...per ora, tocca attendere: dite che le dispiacerà se nel frattempo leggiamo altro?
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El blog (ma sa vorà dir?) de chel furbon de Juan postato il 10/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Chissà che vorrà dire "ma sa vorà dir"? Questo spagnolo simil-veneto, lingua madre del simpatico Juan, ci fa strada tra i corridoi del più classico dei diari, quello che neanche ricerca particolari abbellimenti stilistici od estrapola dal contesto quotidiano i punti salienti da poter esporre in pubblico, ma semplicemente parla, quasi in maniera telegrammatica, delle sue avventure e non, intercorse tra il momento del risveglio e la buonanotte. Il piattume generale è, con poca accortezza, amplificato dal template totalmente anonimo, che fa da sfondo alle parole gettate a sfogo: grigio e bianco, privo di colore, sicuramente ordinato nella sua indiscutibile essenzialità e per questo facilmente navigabile, ma vuoto - certamente la definizione di "brutto" sarebbe comunque un plus, presto raggiunto grazie all'aiuto delle donnine nude sulle copertine dei suoi cd esposti. Però c'è un però: Juan si butta nel suo spazio con una sincerità ed una spontaneità palpabili; il suo raccontarsi in questa maniera poco curata, spesso con l'ausilio di un linguaggio dialettale, estremamente cordiale nel rivolgersi al lettore, quasi demenziale nel presentare scenette comiche e barzellette, oltre ai suoi personali siparietti di vita, ci presenta un blog difficilmente attraente, poichè riempito di scritture scarsamente incisive, sia in riferimento ai contenuti, che in riferimento alla modalità con cui essi sono presentati; tuttavia, pone dinanzi ai nostri occhi un personaggio interessante, divertente, umile, talvolta forzatamente ironico e ripetitivo a tratti, ma piacevole (in alcune uscite, non certo in tutte) con quella mancata forzatura da vip in pubblica piazza, che perde nella gara dell'esposizione, ma si fa valere nel suo giustificare questa mancanza con un'onestà di base, che mette in rilievo un'ingenua semplicità da inesperienza e bisogno di scrivere. Il blog purtroppo è quello che è: non ci freghi mica con quegli occhioni, furbon de Juan!
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Il mio Moleskine: appunti, cogitazioni, idee, voli pindarici, incontri. postato il 06/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Ci accoglie un ambientino niente male, serioso nei suoi colori caldi e nella essenzialità del suo presentarsi con titolo - probabilmente il più lungo nella storia della blogosfera - post e voci di navigazione; nessun abbellimento aggiuntivo, poichè tutto si punta sui contenuti e bene si fa. Con ottime capacità linguistiche e discorsive, l'autrice s'impone proponendo argomenti di varia natura, rimanendo in questa maniera assolutamente fedele alla denominazione scelta per l'occasione (la più lunga nella storia della blogosfera, per chi non lo sapesse): appunti fugaci, citazioni dotte, frivolezze da blogger ed approfondimenti culturali, farina del suo sacco, promozionale della sua terra e, se vogliamo, delle sue capacità, con tanto di copyright a piè di pagina. Le scritture forse più interessanti, vale a dire quelle di maggior impegno e che coprono una attrattiva effettivamente pubblica, sono infinitamente lunghe, non esattamente da facile scorsa: i temi importanti che le riguardano, inoltre, non facilitano l'approcciarsi del lettore casuale; le altre argomentazioni affrontate riescono certamente a rivelarsi avvincenti e a rendere talvolta partecipi gli altrui sguardi, per la quasi totale assenza della sfera personale, o comunque mai impenetrabilmente intima; curiosa è anche la sperimentazione fotografica incastrata tra le pagine, che portano - non so se già l'ho detto - il titolo più lungo nella storia della blogosfera. Tutto questo, che è di tutto di più, si concentra in un numero molto limitato di post, se rapportato all'età dello spazio: l'aggiornamento e la continuità sono i punti deboli di questo blog, che manca in questa maniera, non solo volutamente di omogeneità, ma anche di una indispensabile regolarità, perdendosi ed inciampando nel mancato rispetto della regola numero uno del marketing da web: se vuoi essere letto, devi essere scritto. Evidentemente qui ad essere riempitive ci pensano le parole che compongono il titolo del blog, che, se proprio vogliamo dirla tutta, è senza dubbio il più lungo nella storia della blogosfera.
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Radio Monte Katz postato il 03/03/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Dev'essere atterrata qualche bomba da queste parti oppure semplicemente il gusto estetico dell'autore è seriamente dubbio: davvero c'è chi definirebbe ciò che ci appare dinanzi agli occhi un "template"? Questa cosa indefinitamente bianca con sfumature verde fosforescente e voci un po' sparse ovunque in modo assolutamente privo di criterio? Come impatto visivo siamo lontani da una soluzione: l'intento sembra essere quello di una veste impersonale, dato che questo è anche l'indirizzo dei contenuti, tuttavia ci sarebbe da segnalare all'ingegnoso billarman che, oltre ai fashionissimi stili all'ultima moda, c'è molto altro che potrebbe rispecchiare il suo senso ed essere quanto meno decente o, almeno almeno, comprensibile al mondo. Impersonale, dicevamo: perchè? Il blog del piccolo altopiano sulla cittadina di Asiago, attraverso la voce attenta e precisa di un cittadino emigrato a Londra, racconta di questa terra, denuncia, annuncia, descrive e ricorda, partendo, sì, da un punto di vista soggettivo, spesso anche isolato dal contesto territoriale, ma per arrivare dritto alla natura di promozione, se così vogliamo dire, turistica, di una cronaca limitata entro confini ben definiti geograficamente e culturalmente. Il lettore interessato è in linea di massima il lettore altresì coinvolto nelle questioni qui narrate, sebbene il linguaggio e l'approccio si rivelino affatto appassionanti e consapevolmente conditi di ironia e lavoro finalizzato all'apparizione piacevole della lettura; gli argomenti sono certamente vari e mai banali: dall'aneddoto personale si vola facilmente al dibattito sportivo, ma poi Monte Katz (scusate la parola) prende il sopravvento in contropiede e solo davanti al portiere lo dribbla e va in goal una miriade di volte, impossessandosi definitivamente del campo. Interessante e ben fatto per certi aspetti, purtroppo per sua natura estremamente chiuso in se stesso.
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Mente Sconnessa postato il 28/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Arunka non ci sta poi molto con la testa: sconnessa non è, alla fin fine, inappropriato come aggettivo. Lei ed i suoi sfoghi, lei e le sue pazzie, le sue singolari uscite, appassionano i lettori in questo explois di stelle, stelline e stellacce. Ecco, sì, arunka è una stella sconnessa: il suo blog descrive perfettamente una personalità carismatica ed imponente, una forza capace di affermarsi e per nulla intimorita nel suo presentarsi, diciamo così, al mondo. L'impostazione sine dubio personale si veste di particolarità d'esposizione: le frasi sono poste a mo' di verso sulla pagina e, ricercate, danno un suono originale alle parole; l'effetto studiato è d'impatto per i temi più profondamente intimi, divertente per gli aneddoti; l'uso della breve stesura è poi come al solito particolarmente efficace, un po' meno la chiusura tematica attorno al proprio io. Spesso le scritture risultano essere tanto private da non richiedere esplicitamente una partecipazione altrui, altre volte nello stesso privato è facile entrare grazie alla pungente ironia dell'autrice, ma mai l'invito è chiaro nella scelta argomentativa, mai in un'apertura evidentemente pubblica in senso lato. Il template è "il template di arunka": rigorosamente stellato e rigorosamente bianco, suddiviso in tre colonne non delimitate tra di loro, ma che ben si fanno spazio grazie all'uso di un carattere minuscolissimissimo, che rende facile l'inserimento di personalizzazioni varie, soprattutto verbali, senza per questo interferire sull'ordine generale, certamente indiscutibile. Molto particolare è l'abitudine di storpiare il titolo in capo al blog, rendendo il primo termine un avverbio il più possibile descrittivo del periodo in corso, come anche la numerazione di ogni post e vari artifici di genio nelle voci dello spazio, le quali altro non fanno che dare conferma di determinate devianze...tutto il resto non è nulla di più: una grande follia, simpatica ed allegra, sinceraMente in scena, cripticaMente esposta, diffile da comprendere, facile da amare, temerariaMente in cerca di connessione.
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Volevo essere una Stella Danzante postato il 25/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Mikomi ed il suo diario s'immergono nell'ombra preziosa della poesia: ogni parola posata su una riga, in una frase, in mezzo ad una pagina, non è mai caduta per caso e, splendida e leggera, si veste del suo ruolo d'essere una piccola parte di un tutto studiato affinchè appaia, nella sua totalità, musicale. E' questo il diario di Mikomi: un io con l'abito da sera e che magari arriva anche in ritardo perchè la sua entrata in scena non passi inosservata.
Il linguaggio è particolarmente curato sia nel rapporto delle parole tra di loro, sia nei singoli termini e nella ricercatezza con la quale essi vengono selezionati; le frasi prendono la voluta forma di verso, facilmente adattabile ad un contesto profondamente ed intimamente personale, talvolta anche sfumato con efficace ironia ed un rapporto più cordiale e diretto con il lettore.
Il template semplicissimo non manca di particolarità ed effetto visivo: molto caldo, adeguatamente accoglie i colori dell'autrice, ponendo la massima attenzione sui contenuti: poche personalizzazioni al lato, facile ed essenziale navigazione, assenza totale di immagini ed impatti estetici aggiuntivi.
Questo è il mondo di chi da sempre sogna d'essere una "stella danzante" e un po' in questa maniera pone la sua immagine nello specchio, virtualmente affacciato su una piazza affollata: c'è molto di se stessa e molto del volto che si vuole mostrare, c'è molto lavoro finalizzato ad una lettura pubblica; tuttavia, c'è poco variare tra argomenti che possano rendere anche attiva l'altrui partecipazione, eccezion fatta per la condivisione delle proprie letture e qualche argomento meno impegnativo, che oltre ad affascinare il silente passante, chiede, con la propria allegria, una comunicazione anche facile da ottenere. Forse troppo raffinato e certamente chiuso nei suoi limiti di personalità magistralmente esposta, "Volevo essere una Stella Danzante" certamente esaurisce il suo intento di mostrare al mondo la sua vita e soprattutto le sue capacità, restando tuttavia un po' troppo celato dietro il suo intellettual angolino d'élite. Monsieur, caviar!
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CcM - Come campa Mattia postato il 21/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Ve lo sarete chiesti anche voi almeno una volta nella vita; chi non se l'è chiesto? "Come campa Mattia?" Direi che mediamente se la passa bene: va in piscina, di tanto in tanto esce con qualcuna, trascorre le serate al cinema, è un po' intellettualoide e spesso e volentieri tira fuori la sua perla di saggezza, ma soprattutto non è l'autore del blog. L'autore del blog è Orazio, probabilmente strettamente legato in quanto amico reale di questa strana e misteriosa entità [immaginaria?], portatrice di belle speranze e preziose parole riportate in terza persona: originale, non c'è che dire. Il progetto di Orazio va formandosi attorno ad una connotazione senza dubbio personale; gli eventi estrapolati dal quotidiano e le considerazioni avvolgono con semplicità il lettore e lo conducono alla condivisione dei pensieri, al dibattito ed alla partecipazione divertita e incuriosita, perchè Mattia è un eclettico e sa di tutto un po', così Orazio, l'altro, quello che riporta tutto, può racchiudere la saggezza in poche righe ed allietarci con facilità le giornate, vestendo il tutto con un template che potrebbe senza dubbio essere migliore: apparentemente semplice nel suo biancore, esso si perde nella confusione involontaria delle colonne laterali, troppo superficialmente contenenti voci malamente suddivise; ci si perde facilmente, tra personalizzazioni e caratteri enormi. Però così campa Mattia: che ci volete fare? Lui è un tipo un po' particolare, ordinato nel suo disordine e miscuglio di politica, attualità, cultura ed anche un po' di sè e del suo mondo, soprattutto riflessivo, ricco di un linguaggio ineccepibile e di capacità espositive singolari, aventi alla base una buona idea. Mattia è silenzioso e taciturno, tanto da far parlare Orazio da parte sua: quando le dice, però, le dice bene, che occorre quasi segnarsele.
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Un giorno creddi postato il 18/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Quello al quale assistiamo sfogliando le pagine di "Un giorno creddi" è un vero e proprio furto. La storia pare essere questa: _Penelope_ arriva e si crea il proprio angolino virtuale nel quale prendere in giro il suo compagno _Isaac_, capace, a quanto pare, di vere e proprie perle della specie di "un giorno creddi"; non passa neanche un mese e lui la scopre, si fa una risata ed invade il terreno, rendendo la bella e particolare idea iniziale un nulla, dinanzi al quale l'autrice originaria viene messa in fuga e violentemente surrogata da un blog semplice e personale come tanti altri ve ne sono. _Isaac_, è certamente da specificare, non ci presenta un blog insipido e riesce a mostrare un'immagine di sè, alla quale ci si affeziona con facilità, ma è il personaggio che esce fuori a colpire più che il blog in se stesso: aforismi divertenti, battute qua e là e qualche citazione costituiscono il contenuto generale dello spazio, poco di più. La base è chiaramente e volutamente umoristica, partendo dal livello personale ed ampliandosi man mano a questioni di cui tutti i lettori possono essere a conoscenza, ma nè in un caso, nè nell'altro, gli argomenti vengono approfonditi in maniera esaustiva: il guadagno lo troviamo nelle stesure sempre brevi, brevissime, a portata di scorsa; il danno, nella consistenza effettiva del blog, nell'interesse vero e proprio ch'esso potrebbe destare: cosa ci vien detto in questi luoghi? Perchè mai dovremmo qui accostarci con puntuale periodicità? Il template è un po' confuso e destabilizzante; l'header è decisamente posato in fretta e furia su un contesto non originariamente suo; non a caso stona. Le colonne laterali, riempite dei loro elementi essenziali, non risultano troppo disordinate nella loro semplicità; purtroppo le vecchie scritture - cosa di cui sembra aver comunque coscienza l'autore - sono difficilmente visualizzabili, a causa di caratteri e colori non appropriati alle condizioni attuali ed anche le varietà cromatiche e dimensionali delle ultime scritture non sono proprio l'ideale. Ciò che distingue il blog di _Isaac_, rubato a _Penelope_, è di sicuro la non banalità ed una caratterizzazione certamente adeguata al contesto, sebbene i contenuti non colpiscano particolarmente, un po' forzati nella loro cordialità e comicità e fondamentalmente poco espressivi; di sicuro comunicanti una forte personalità al di là dello schermo, cleptomane innanzitutto, e poi che certamente avrebbe ben fatto a lasciare le redini del blog alla compagna, illustratrice di un buon progetto in avvio ed ottime capacità linguistiche. Se poi, tra una perla ed un'altra, ci fosse anche modo di dare una spolverata al pianoforte, non s'offenderebbe nessuno, almeno creddo.
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Il Consiglio d'Egitto postato il 14/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Cosa dire di un blog avvincente, spiritoso, colto ed interessante in tutto ciò che ci propone? Alessandrot sa bene parlare: il linguaggio musicale e lavorato si presenta maestoso e fluido a dare vita ad ogni scrittura, sempre degnamente dosata per il contesto entro il quale viene inserita, uno spazio pubblico sul quale si presume cadranno occhi ad investigare e (mica solo noi) a giudicare quanto lasciato su carta virtuale: ovviamente sono la politica e l'attualità ad investire le tematiche di più ampio interesse; non manca un po' di storia, nè la cultura, ma soprattutto è da lodare l'ottima capacità di restare sul "diario" e parlare di se stessi, rendendo la lettura ugualmente piacevole, perchè invitata da una scrittura ironica e preparata, sottile, esilarante e commovente, il giusto impasto per chi getta pezzetti di sè tra la folla. Il template è assolutamente minimale, forse anche troppo, sebbene l'ambiente risulti in questa maniera elegante e lavorato nella sua evidente ed ostentata semplicità; la varietà dei caratteri a seconda dell'umore disturba un po', ma neanche troppo, l'aspetto complessivo. La colonna al lato è decisamente ignorata: c'è l'archivio, qualche foto personale e poi tutto si concentra sulle scritture, che certamente non deludono le aspettative di quello che è un blog cosciente di essere tale, pronto a buttarsi nella mischia ed armato di tutto ciò che occorre: forza di volontà, esperienze di vita da raccontare, preparazione generale, qualche nozione di marketing per ben pubblicizzarsi e buone capacità letterarie. Preso tutto? Manca niente? Si va!
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Il giardino delle zie postato il 11/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Come non voler bene ad una zia! Questa figura tanto vicina a noi, affettuosa e confidente, divertente e deliziosamente familiare, tanto particolare nel suo ruolo di legame e non legame, da prender la giusta fisionomia di una distanza virtuale, tanto più che qui di zie ne abbiamo addirittura un giardino, in cui esse, fiere e profumate, saltan fuori come funghi. Danicl chiama così le donne della sua vita, presenti ma non troppo in questo angolino, dove soprattutto lei si veste a sua volta a tema,invitandoci in un ambiente perfettamente ospitale, cordiale e schietto, in cui raccontarsi principalmente dinanzi agli occhi di un pubblico attento, che volentieri si approccerà a pagine scritte in piena consapevolezza e con indubbie capacità linguistiche; il blog assume dunque una veste indiscutibilmente personale, in cui l’autrice viene a coincidere in tutto e per tutto con la protagonista dello spazio; dall’io si passa, ad ogni modo, con facilità a questioni anche di più ampio interesse, sempre attenti a sfumare di attraente ironia le parole e a non dilungarsi tanto nelle stesure. Che il blog possa risultare “interessante” rimane un’affermazione non precisamente descrittiva de “Il giardino delle zie”: la natura diaristica, sebbene pubblicamente tale, rimane e si rivela essere un inevitabile freno per il seguito che le scritture potrebbero avere; certamente, le qualità di danicl vengono messe in evidenza e lo spazio non passa inosservato.
Il template classico ci presenta un header, forse troppo sporcato dalla lunga descrizione, ed uno sfondo bianco su cui poggiare le parole: la navigazione è semplice e l’aspetto è tutto sommato ordinato, seppur qualche problema di orientamento s’incontra nell’accedere a qualche voce che manda un po’ in tilt la colonna laterale. Le personalizzazioni si mostrano semplici e limitate alla pura presentazione,decisamente meglio approfondita nei contenuti, grazie ai quali danicl riesce a mostrare di sé un volto, che è simpatico, sorridente ed invitante in queste piccole caratteristiche che solo bene fanno in un contesto di questo tipo, in cui l’avvicinamento del lettore alla propria personalità – o, se vogliamo, al riflesso di essa – necessita d’essere in qualche modo stimolato, cosa che senza dubbio riesce alla brava autrice, anche se non fino in fondo, mancante di quella piccola dose d’incisività e comunque troppo improntata su una visione soggettiva, che fa dire “sì”, ma senza esserne convinti: l’instabilità tipica da zia.
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Viaggi ed avventure del puffo burlone! postato il 07/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
"Viaggi ed avventure del puffo burlone!" ci racconta i viaggi e le avventure del puffo burlone, questo buffo personaggio che, si sa, è fatto così, è tutto blu e puffa suppergiù due mele e poco più e che, sarà anche piccolo e con le gambine corte, ma gira e quanto gira questo puffo! Anzi questi quattro, perchè il buon protagonista si porta appresso i suoi amici, prima uno e poi man mano sempre di più, sino a giungere all'attuale formazione, costituita di un quartetto, in cui incontriamo anche un doppione in incognita, ma che non passa inosservato: suvvia, lo sanno tutti che di puffetta ce n'è una! Cosa succede dunque in questo blog? Gli autori - quelli rosa ed umani - pare amino viaggiare a bordo di un camper rigorosamente blu e pongono su queste pagine la cronaca fotografica delle loro avventure, catturando nelle istantanee i quattro puffi che li hanno accompagnati, immortalati dinanzi ai monumenti caratteristici dei luoghi calpestati; in questa maniera, si viene a creare un photoblog narrativo ed originalmente tale, sebbene l'idea sia comunque un po' ripresa da spunti noti ai più, si guardi ad esempio "Il favoloso mondo di Amelie", l'accostamento al quale si forma spontaneo. Ciò non toglie l'unicità dell'iniziativa di gettare in tal contesto questa formula, che si rivela essere senza dubbio vincente, nel suo creare uno spazio piacevole e interessante, com'è sicuramente difficile rendere l'approccio ad un blog assolutamente privo di linguaggio verbale, in cui l'arte fotografica, frutto di una passione evidente in una tecnica ad ogni modo individuabile, si mescola allo scherzo di porvi in mezzo simpatici personaggi sempre e comunque puntuali. Il template a sfondo bianco dà risalto alle immagini, protagoniste indiscusse del blog, e all'header color "puffo", oltre che alle varie personalizzazioni nelle colonne laterali: presentazioni di rito - chissà perchè spezzettate ad intervalli irregolari -, citazioni varie ed utilità da navigazione; l'ordine non è perfetto pur nell'assoluta semplicità, tuttavia la comprensibilità e l'orientamento non son difficili a trovarsi; d'altronde loro in ciò dovrebbero essere maestri, chè di kilometri ne hanno percorsi e questo blog ne è la prova ed il libro: sì, perchè la particolarità dello spazio in questione sta proprio nel saper raccontare, attraverso una comunicazione visiva, un'esperienza che è e rimane ad ogni modo personale, ma che riesce a colpire l'attenzione di chi ne è estraneo, grazie alla modalità senza dubbio particolare con la quale viene presentata e che alleggerisce il contesto; ciò che manca è probabilmente una natura partecipativa, perchè le foto son belle e divertenti, ma il lettore altro non può fare che guardarle e compiacersene, così che il filo che lo lega all'autore è debole e precario; vero è anche che il blog ha un effetto sorprendente abbastanza effimero, non è il classico blog che si è continuamente curiosi di andare a vedere: la storia è comunque sempre la stessa, statica e mai evolutiva, certamente distintiva, nel suo presentarsi soggettivo, con un'idea studiata in piena consapevolezza di scendere in una sfera pubblica e certamente pronta a farlo in maniera esaustiva sotto più punti di vista, non purtroppo sotto quello della periodicità, d'altronde se un puffo è burlone, è burlone: bisogna prenderlo così com'è, non bastan due puffette a fargli mettere la testa sulle spalle.
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Via Rigattieri postato il 04/02/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Che cos'è Via Rigattieri? Mmmmm...giuro che questa la sapevo! Ad ogni modo, sembrerebbe essere una via, un po' gioviale, un po' seriosa, un po' impegnata, immersa in un linguaggio ed una comunicazione sarcastica che riesce molto bene ad attirare occhi su di sè, creando sapientemente uno spazio la cui lettura risulta piacevole, nella preziosa leggerezza condita di sopraffina cura, tra l'incomprensibile ed il geniale, che contraddistingue la linea argomentativa del progetto. Di cosa si parla tra un portone ed un altro? Un po' di tutto e questo è chiaramente il bello: Via Rigattieri, quel misto di piacere e sofferenza, di autori vari e difficilmente definibili, sa darsi una natura personale - parla cioè allegramente dei fatti suoi - ed anche pubblica, in molti casi - parla cioè di attualità, di musica, di poltica - il tutto con effetti indubbiamente positivi: non annoia, fa ridere e sorridere, può rendersi persino interessante. Ma non sarà un po' troppo questo blog? Ci pare infatti ch'esso sia purtroppo limitato entro una cerchia di vie affluenti, per così dire, ristretto in una dubbia capacità di rendersi, tra le altre cose, partecipativo; molte tematiche trattate non sono alla portata di tutti, sebbene l'approccio ironico sia senz'altro invitante e sembra spesso di dover essere spettatori di uno sceneggiato avente come protagonisti i vari autori, anche un po' vanesi, della famosa via. Altra pecca è il template disordinatissimo, poco curato, al contrario dei contenuti: molto largo, esso accoglie in sè i caratteri stratosferici delle scritture ed una colonna un tantino abbondante, che contiene poco e niente, ma pare contenere troppo nella sua evidente scarsa fantasia di fondo, che comunque si riduce all'essenziale e non rende impossibile la navigazione. Potremmo dire che questa via non passa di certo inosservata, non passano inosservate le belle parole che la compongono, le idee originali che la riempiono e le immagini che l'addobbano a festa; nè passa inosservato tuttavia il segnale che ci avverte si tratta qui di ZTL: un po' raffinato e ricercato, criptico nel far mostra di sè ed amarognolo in quel tutto e quel niente che si legge e che ci riempie...a metà: "di questo ed altro ancora si tratta, quando si ha a che fare con VIARIGATTIERI". Che poi che è mica si è capito...
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Scuola di Cinema e Televisione Pigrecoemme: IL BLOG postato il 31/01/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Che tutti al giorno d'oggi abbiano un blog è una incontestabile realtà appurata ed accettata come, allo stesso modo, si è ben capito anche che esso assuma ormai aspetti e significati differenti, a seconda del contesto in cui viene adoperato. La domanda è dunque: questo è un blog o questo non è un blog? Perchè lo spazio virtuale della Scuola di Cinema e Televisione Pigrecoemme si allontana inevitabilmente dalla natura originaria di "diario virtuale" o, meglio, la mantiene portando al pubblico la personalità e l'esperienza della scuola, in una sorta di dario di bordo o piccola bacheca aggiornativa, che conseguentemente perde i caratteri essenziali di una lettura scorrevole ed appassionante, che possa colpire qualsivoglia passante. Il vero tallone d'Achille è l'ovvia circoscrizione del contesto agli alunni della scuola o comunque agli intimi e conoscenti o, al massimo, interessati ai corsi; oltre a ciò, vi è anche la limitatezza delle argomentazioni presentate, che chiaramente riguardano interamente l'ambiente in questione e ciò di cui esso tratta, senza, per ovvie ragioni, mai allontanarsi dal recinto e senza, per altrettanto ovvie ragioni, mai aver la possibilità di essere uno spazio in tutto e per tutto efficacemente pubblico. La grafica è ben ordinata e rende il giusto marchio alla scuola, appropriandosi di colori-simbolo; il bianco sullo sfondo dà risalto all'header, molto serio e professionale, e alle immagini che riempiono ed arricchiscono le scritture, fungendo da approfondimento ed alleggerendo l'aspetto; la colonna al lato, molto ampia, non è colma di eccessive personalizzazioni, ma mantenendo le funzionalità in alto, rende comunque la navigazione molto semplice. Il blog della Scuola di Cinema e Televisione Pigrecoemme fa bene il suo lavoro: aggiorna e pubblicizza la sua quotidianità, il tutto con un'ottima capacità di linguaggio, cordiale ed ironica, oltre che pulita, assolutamente distante da una comunicazione telegrammatica, ma altresì diversa da una presentazione narrativa o particolarmente originale, che possa dare colore alle parole e ai fatti. La fantasia per uno spazio virtuale di tale natura non è certo utile, ma è molto dubbia la definizione di blog accostata ad una sorta di ritrovo scolastico, che tiene noi comuni mortali un po' fuori dal giro: lo scopo prefissato è certamente brillantemente raggiunto, con le indubbie capacità di chi sta dietro la macchina da presa e sa rendere questa bacheca una bacheca attiva ed allegra, sicuramente partecipativa, tuttavia esclusivamente per chi è già interno al contesto; per tutto il resto del mondo, ovvero per coloro, rivolgendosi ai quali, questo spazio è definito "pubblico", resta un però, qualcosa che non va e tiene in sospeso la sentenza dell'audience
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Muddiki postato il 28/01/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Da Bulgakov si parla siculo puro, da Bulgakov se magna, si legge, si commenta e ci si diverte, perchè il blog è partecipativo, semplicemente coinvolgente nel suo saper essere breve e conciso, scritto splendidamente ed in maniera efficiente, sapendo arrivare dritto al punto, sia che si voglia far ridere, sia che si voglia commuovere, sia che si voglia in un modo o in un altro smuovere gli animi. Muddiki, che dovrebbe voler dire "molliche" nella preziosa e saggia lingua del sommo...Bulgakov, appunto, è un blog bello ed avvincente proprio per il suo avere come principale caratteristica quella di essere personale, quella di non allontanarsi dalla definizione originaria di "blog", per troppo avvicinarsi alla politicizzazione dello spazio, che quanto meno attirerebbe a sè lettori su lettori. Invece così non è, perchè il blog sa far luce sui propri contenuti, pur non essendo questi propriamente di pubblico dominio, sa affascinare e sorprendere parlando di cose semplici, di tutti giorni, un'attrazione che prosegue anche e bene nell'intervento dei lettori che, protagonisti, avviano discussioni interessanti e risvegliano l'animo critico ed ironico dell'autore. Il template semplice e chiaro si presenta con un header - diciamolo - bruttino, ma sapientemente veste un contesto di scrittura con i suoi colori spenti e personalizzazioni essenziali e simpatiche al lato: i caratteri grandi rendono la colonna laterale infinita ed un po' dispersiva, in cui l'archivio - voce indispensabile in un blog - si nasconde un po' troppo. Le immagini che accompagnano ogni post danno colore e, in alcuni casi, aggiungono ironia ed energia alle scritture, le quali, quasi sempre della giusta lunghezza, si fanno leggere con molto piacere e s'accompagnano a colonne sonore messe ad hoc, rendendo l'effetto completo in ogni angolo ed in tutti i sensi: visivo, uditivo, emotivo, ma sopattutto gustativo, parlandosi pur sempre di molliche, quelle che ti sfamano e soddisfano, ironiche, convincenti, mai intime od inopportune, personali in condivisione ed armonia con tutto il resto, quelle anche più aperte, che sanno parlare del mondo e spalancano la riflessione, quelle che ad una ad una, dal loro piccolo all'evoluzione, certo promettono di mettere insieme la più gustosa, invitante e bella calda pagnotta che si sia mai vista.
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Nevio Manente .ilBlog postato il 24/01/2008 alle 10:00 da opopomoz e dal rattodisabina
Un misto di piacere e sofferenza nel blog vario e sorprendente di Nevio Manente .ilBlogger: la caratterizzazione dello spazio non è precisamente delineata e ci presenta l'autore come una personalità confusa e molteplice in cui il savoir-faire da pubblico apprezzamento ha di sicuro la meglio, pur quasi mai venendosi in tal contesto a toccare argomentazioni di ampio interesse, sul genere dell'attualità o della politica, temi che tocchino l'occhio critico dei lettori, questioni ad ogni modo presenti, sebbene non protagoniste di rilievo. L'impostazione del blog è soprattutto cretativa, su più e differenti livelli: "Le avventure di Lino e Lina" s'appropriano della supremazia, con la loro breve, concisa ed esilarante comicità che li vede attori di simpatiche e semplici vignette in bianco e nero, alle quali ci si appassiona con facilità; non mancano le parole per il buon Nevio, attento e scrupoloso scrittore di belle speranze, che c'illumina e nuovamente sorprende con i suoi racconti fantasiosi ed abbastanza brevi da poter essere pubblicati (anche a puntate) su di una pagina lesta ed impaziente come quella di un blog. Idee e riflessioni che coinvolgano anche i lettori in prima persona rendono questo spazio senza dubbio piacevole ed originale. Il template semplicemente bianco minimizza le scritture e ne rende visibile la sola parte iniziale, al fine di creare uno spazio